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ABBATTIMENTI
PIANO NUTRIE

MOTIVAZIONI

Si ritiene opportuno il controllo della nutria in ordine alle seguenti principali motivazioni:
- è specie alloctona e rappresenta elemento anomalo nelle comunità animali esercitando un elevato impatto su di esse. Rappresenta quindi una possibile fonte di danno ecologico in quanto specie non evolutasi all’interno degli equilibri naturali locali;
- esercita un forte impatto sulle strutture in terra quali arginature minori, sponde di fossati e carraie attigue, argini di colmata, canali, lanche, ecc. con rischio per la sicurezza idraulica e l’incolumità degli operatori agricoli e non;
- esercita un forte impatto sulle colture agricole producendo anche danni rilevanti ed estesi;
- può presentare problemi di carattere sanitario anche per l’uomo essendo vettore di agenti patogeni, in particolare Leptospira e Salmonella.

OBIETTIVI

Obiettivo del Piano, secondo le disposizioni della Regione Lombardia, è il raggiungimento delle previsioni della D.G.R. 31655/1997 - Eradicazione della Nutria da tutto il territorio della Lombardia. Questo obiettivo è raggiungibile solo nel quadro di un’attività di controllo a scala di bacino fortemente integrata e coordinata. Attraverso un percorso progettuale condiviso tra stakeholder ed esperti e il miglioramento del quadro conoscitivo del problema sarà possibile definire opzioni alternative di intervento e valutarle attraverso l’analisi costi/benefici sulla base di indicatori misurabili.

IL CASO "NUTRIA"

Il caso della nutria mostra come l’introduzione volontaria di una specie aliena possa trasformarsi da affare per una categoria produttiva a costo per la collettività.
La nutria (Myocastor coypus) è un roditore di origine sudamericana che occupa gli argini fluviali e le zone paludose, dove si nutre prevalentemente di piante acquatiche, radici, foglie e tuberi.
Grazie alle caratteristiche del suo pelo e alla facilità di allevamento, nei primi decenni del '900 la nutria diventò uno dei mammiferi più allevati per la produzione di pellicce e fu introdotta in molti paesi di Nord America, Europa, Asia e Africa.
In Louisiana la cattura di nutrie raggiunse il suo massimo nel 1976, anno in cui 1,8 milioni di pellicce fruttò ai cacciatori 15,7 milioni di dollari. A partire dagli anni '80 – per motivi diversi quali la sovrapproduzione di pellicce, le diverse tendenze nella moda, la saturazione del mercato, le proteste delle associazioni animaliste – il commercio internazionale di pellicce cominciò a rallentare e i prezzi precipitarono: anche l’allevamento si rivelò sempre meno remunerativo e venne gradualmente abbandonato. Le immissioni volontarie o accidentali di animali in ambienti non confinati consentirono la formazione di nuclei di nutrie naturalizzati in grado di autosostenersi e di espandersi. In Italia, dove i primi esemplari di nutria per la produzione di pelliccia furono importati nel 1928, le popolazioni naturalizzate furono segnalate nel 1960; attualmente la specie è presente con continuità in due areali estesi: il primo comprende la Pianura Padana e la costa alto e medio adriatica, e il secondo la costa tirrenica tra il bacino dell’Arno e quello del Tevere.
L’impatto sulle zoocenosi locali, l’alterazione degli ecosistemi nelle zone umide, il danneggiamento degli argini di fiumi e canali, oltre ai danni provocati alle coltivazioni, hanno fatto sì che l’International Union for Conservation of Nature (IUCN) includesse la nutria tra le 100 specie aliene più invasive del mondo: in Italia la nutria viene considerata specie indesiderabile sul territorio nazionale.
L’analisi costi-benefici di diverse strategie di risposta all’invasività di questo roditore indica che l’eradicazione, anche se molto costosa, è a lungo termine meno dispendiosa del controllo permanente: in Italia è stata calcolata una spesa di circa 14 milioni di € per le campagne di controllo permanente attuate nel periodo 1995-2000 a fronte della spesa di 5 milioni di € sostenuta in 11 anni per l’eradicazione della specie nell’Inghilterra orientale.